lunedì 20 maggio 2019

Dipendenza affettiva, innocenza e illusione nella donna. L'aggressività mancata - parte 2


Può accadere che.. nelle donne che soffrono di 
dipendenza affettiva è come se il risveglio dall'età 
dell'innocenza non si fosse ancora compiuto. 
La garanzia di un sostegno stabile e sicuro che è 
venuto a mancare nell'infanzia può essere proiettata 
come bisogno coatto per il proprio futuro, 
da soddisfare “ciecamente”. 
Spesso è presente la ricerca, più o meno velata 
e/o consapevole, del principe azzurro, 
di un salvatore che le possa portar via dal vuoto 
e dalla “solitudine interiore” di se stesse. 
Come se loro fossero prive di potere, questo potere 
lo proiettano all'esterno, in qualcuno che prima o poi 
si “accorga” di loro e che le ripaghi per le mancanze subìte. 
Nessuno può essere salvato da se stesso, ma soprattutto demandare all'altro questo potere 
può mettere in serio pericolo il proprio benessere.
L'attesa del principe azzurro comporta la rinuncia alla propria adultità emotiva e alla propria 
libertà, in quanto perpetua l'innocenza tipica dell'infanzia: l'innocenza del bambino che 
si affida totalmente alla madre e affida a lei il soddisfacimento dei propri bisogni primari. 
L'innocenza infantile è priva della carica aggressiva necessaria per affrontare la vita adulta, 
ossia di quella “spina dorsale” che si costruisce cammin facendo.
L'aspettativa di poter rivivere quella relazione infantile totalizzante (mamma-bambina), 
da adulte diventa un'illusione deleteria e insieme una condanna, che non lascia ossigeno 
al cambiamento e alla crescita, ma porta invece a rischiare di ri-sprofondare nelle 
medesime sofferenze. 
Spesso, l'innocenza infantile nella donna adulta e il bisogno di essere salvata 
non la portano a trovare il suo principe, bensì ad attrarre carnefici vestiti 
da salvatori, che intercetteranno questo suo bisogno e faranno leva su ciò per il loro 
nutrimento (narcisistico). In questo caso, entrambi i membri della coppia cercano di nutrire 
le proprie parti sofferenti attraverso l'altro, alimentando così la mancanza in quanto 
non si rivolgono a se stessi ma compensano un bisogno. L'illusione verso l'altro a un certo punto 
crolla e la medaglia mostra l'altra faccia, nuda e cruda quale è.
Nutrirsi attraverso l'altro, per conferma, per amore mancato o per potere, non permette 
di evolvere e priva ognuno della propria libertà, oltre che privare entrambi di quel 
riconoscimento reciproco che fà una relazione.
Illudersi di trovare chi “ci può salvare” può portare a ripetute delusioni affettive, 
a sentirsi periodicamente tradite, non rispettate, non protette, svuotate. 
Intanto cresce il divario tra il sentirsi vittime da un lato e la rabbia cocente dall'altro, 
nei confronti di se stesse e dell'altro (senso di colpa per esserci “cascate” ancora e ulteriore 
disistima di sé).
Nessuno potrà mai proteggerci quanto noi stesse. 
Sta a noi riuscire a “salvarci” dal nostro passato, accettandolo per ciò che è stato 
e lasciandolo così al suo tempo. 
Le delusioni che s'incontrano sono occasioni per osservare la realtà che si riflette 
nei nostri atteggiamenti. Queste delusioni spronano ad affrontare il risveglio alla vita adulta.
Affrontare il distacco dall'età dell'innocenza e dai bisogni totalizzanti permette di “trovare” 
ciò che “ci aspetta”. 
Nulla può essere oggi come poteva essere allora. 
Lasciar crollare le aspettative “passate” permette a nuove esperienze di compiersi.


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