mercoledì 22 gennaio 2020

Vittime e aggressori

E' importante che ogni vittima possa riconoscere il proprio aggressore interno, maturato a partire dal proprio trauma.
E che osservi come agisce, quando emerge, il suo paradossale modo di proteggerla aggredendola, tramite varie forme di aggressività auto-diretta o nella passività/reattività alle aggressioni esterne o presentandosi nei sogni.
Riesponendola al terrore, l'aggressore blocca l'accesso alla tristezza, a quella sofferenza originaria che è la via per tornare a sé, per elaborare e lasciarsi alle spalle ciò che è stato. E che non ha potuto essere diversamente.
Accogliere la sofferenza del passato, congelata, scissa, allontanata, e comprendere che non si è potuto fare altro, aiuta a lasciare il passato nel passato. E a ri-soffrire meno, oggi.
Permette quel pianto liberatorio, che è un balsamo fatto di com-passione verso di sé.
Il proprio aggressore interno non accetta ciò che è stato. E così nemmeno accetta che è passato.
Questo aggressore va riconosciuto, gli va mostrata la freschezza del presente e la fine di un passato.
Questo può far parte di un percorso di consapevolezza e accettazione, in cui ogni passo è mosso con la forza della com-passione e il desiderio di una diversa possibilità.



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