mercoledì 22 gennaio 2020

Vittime e aggressori

E' importante che ogni vittima possa riconoscere il proprio aggressore interno, maturato a partire dal proprio trauma.
E che osservi come agisce, quando emerge, il suo paradossale modo di proteggerla aggredendola, tramite varie forme di aggressività auto-diretta o nella passività/reattività alle aggressioni esterne o presentandosi nei sogni.
Riesponendola al terrore, l'aggressore blocca l'accesso alla tristezza, a quella sofferenza originaria che è la via per tornare a sé, per elaborare e lasciarsi alle spalle ciò che è stato. E che non ha potuto essere diversamente.
Accogliere la sofferenza del passato, congelata, scissa, allontanata, e comprendere che non si è potuto fare altro, aiuta a lasciare il passato nel passato. E a ri-soffrire meno, oggi.
Permette quel pianto liberatorio, che è un balsamo fatto di com-passione verso di sé.
Il proprio aggressore interno non accetta ciò che è stato. E così nemmeno accetta che è passato.
Questo aggressore va riconosciuto, gli va mostrata la freschezza del presente e la fine di un passato.
Questo può far parte di un percorso di consapevolezza e accettazione, in cui ogni passo è mosso con la forza della com-passione e il desiderio di una diversa possibilità.



venerdì 13 settembre 2019

Ho bisogno di una ragione per essere amata/o?

L'Amore non chiede ragioni.
Se per essere amata cerco di rendermi utile, accondiscendente, di piacere, come faccio a sapere se sarei amata comunque, al di là di tutto questo? 
Munita di fatiche, sforzi e strategie, come potrò affidarmi all'Amore?
...se per prima occulto me stessa, per la paura di essere guardata, semplicemente.
Finché avrò bisogno di una ragione per essere amata, il mio amore non poggerà sulla certezza di me stessa e del mio valore, ma sarà minato dalla paura dell'abbandono, del rifiuto, del tradimento, che saranno legati intimamente alla paura di non essere abbastanza.
Paure che, con l'obiettivo di alimentare l'Amore, lo ostacolano. Lo mischiano e confondono all'attaccamento, al bisogno, alla necessità di accudimento. Lo tengono sotto scacco.
Prodigarci per essere amati non funziona.
I sentimenti emergono con l'apertura: quando molliamo la presa e ci lasciamo andare a ciò che è. 
Lì allora possiamo osservare, sentire, toccare ciò che esiste.. senza la certezza che questo sia.
Un tuffo nel vuoto, ma anche una boccata di ossigeno puro, vita!
E così, se amo, non ho bisogno di una ragione per amare. 
Non è la mia mente che mi dice perché amare.
Sono i palpiti del cuore, il trasporto del corpo, l'emozione che raggiunge la superficie della pelle e... ma che ne sanno le parole.
Succede, se ci si lascia andare.
Le emozioni rifuggono il controllo.



mercoledì 12 giugno 2019

Narcisismo: come agisce.

(Mi riferisco qui al “narcisismo” come fosse un personaggio a sé, astraendolo come insieme di tratti che possono essere più o meno presenti in una persona, posto il fatto che nessuno è una diagnosi, 
un'etichetta o una categoria).

Narcisismo. Un demone che: 
- divide, va per confronti, mette in sfida: “io sono meglio di..  loro sono peggio di..” io/tu - noi/loro.
- Il narcisismo non tiene conto dell'ampiezza della realtà, della possibilità della diversità. In natura 
esiste una tale ricchezza e varietà: “io e te” presuppone la possibilità di accettare l'altro come 
diverso da sé, senza per questo porsi in antitesi o in sfida. Perchè meglio o peggio di? Perchè non 
osservare la varietà senza per questo sentirsi superiori o inferiori? 
La verticalità non concede appoggio. Elevazione a scapito di partecipazione e parità. Che illusione!
- Il narcisismo taglia via la zona cieca, la naturale e benefica imperfezione, il buio, il vuoto, 
l'altra faccia della medaglia, ciò che è più profondo e che dona tridimensionalità ad ogni cosa: 
l'unità tra sensazioni, sentimenti e razionalità, la capacità di osservare e “stare” senza per forza 
“dare un voto o collocarsi in una gerarchia”.
- Il narcisismo non ammette errore: “io non sbaglio.. se sbaglio non lo riconosco.. se me lo fai no-
tare lo rifletto su di te. Ho difficoltà ad accettare la critica come critica costruttiva”. Ciò denota 
un'impossibilità a digerire e a cambiare a livello profondo.
- “Siccome non sbaglio, non conosco senso di colpa”. E' il prezzo dello stare a galla, in superficie, 
che consente d'altra parte di non calarsi nella profondità dei sentimenti, come nel dolore 
per esempio. 
- Il dolore e il bisogno dell'altro vengono visti, ma non provati ..semmai utilizzati. Non c'è reale 
partecipazione emotiva: deficit a livello empatico.
- Non sente ..preso a calcolare vittorie e strategie. Vive nel passato.
- Per paura di essere ancora fregato, gioca d'anticipo. Non si fida, ha perso la fiducia nell'altro.
- Il narcisismo è dipendente dalla conferma. E' un piedistallo che poggia su un terreno altrui. 
La sua debolezza si nota dal potere che ostenta.
- Il narcisismo esalta; accende, ma in realtà mai per davvero.
- Si nutre della menzogna e dell'abuso psicologico.. perpetuando al contrario l'insoddisfazione, 
di sé in primis.
- Il narcisismo punisce.. riflettendo il senso di colpa sull'altro, facendo pressione attraverso il 
silenzio, innestando aspettative e atmosfere ambigue, portatrici di promesse disattese.
- Il narcisismo si sintonizza sui bisogni dell'altro e da qui struttura copioni, maschere.. che a 
volte non calano nemmeno di fronte a sé. La linea di confine fra menzogna e realtà si perde
..smarriti gli altri che la van cercando.
- Il primo tradimento, nel narcisismo, è verso se stessi. Una maschera che non cala implica la 
rinuncia di sé. Ciò che vive è il riflesso dell'ego. Ciò che è dentro resta confinato in fondo, 
un territorio senza dimora.

- Il narcisismo non tiene conto che così facendo si frega: si frega la vita, estraendone il succo 
e illudendosi di poterne fare a meno.
Il prezzo da pagare è un'esistenza bidimensionale, scissa, polarizzata, congelata.. mentre fuori 
c'è il sole, la pioggia, la sorpresa, la novità, l'esistenza reale.
- Il narcisismo asfalta.. asfaltando gli altri, ci si asfalta.
Siamo tutti in contatto, immersi in risonanze molteplici; non possiamo fare a meno dell'altro.

Il narcisismo è autodistruttivo. 

A non guardarsi mai in faccia per davvero, prima o poi si va a sbattere. 

..narcisismo, principe dannato, mentre non ti accorgi che quella 
vecchia sfida non esiste più, la vita scorre e passa. L'hai vista?


lunedì 20 maggio 2019

Dipendenza affettiva, innocenza e illusione nella donna. L'aggressività mancata - parte 2


Può accadere che.. nelle donne che soffrono di 
dipendenza affettiva è come se il risveglio dall'età 
dell'innocenza non si fosse ancora compiuto. 
La garanzia di un sostegno stabile e sicuro che è 
venuto a mancare nell'infanzia può essere proiettata 
come bisogno coatto per il proprio futuro, 
da soddisfare “ciecamente”. 
Spesso è presente la ricerca, più o meno velata 
e/o consapevole, del principe azzurro, 
di un salvatore che le possa portar via dal vuoto 
e dalla “solitudine interiore” di se stesse. 
Come se loro fossero prive di potere, questo potere 
lo proiettano all'esterno, in qualcuno che prima o poi 
si “accorga” di loro e che le ripaghi per le mancanze subìte. 
Nessuno può essere salvato da se stesso, ma soprattutto demandare all'altro questo potere 
può mettere in serio pericolo il proprio benessere.
L'attesa del principe azzurro comporta la rinuncia alla propria adultità emotiva e alla propria 
libertà, in quanto perpetua l'innocenza tipica dell'infanzia: l'innocenza del bambino che 
si affida totalmente alla madre e affida a lei il soddisfacimento dei propri bisogni primari. 
L'innocenza infantile è priva della carica aggressiva necessaria per affrontare la vita adulta, 
ossia di quella “spina dorsale” che si costruisce cammin facendo.
L'aspettativa di poter rivivere quella relazione infantile totalizzante (mamma-bambina), 
da adulte diventa un'illusione deleteria e insieme una condanna, che non lascia ossigeno 
al cambiamento e alla crescita, ma porta invece a rischiare di ri-sprofondare nelle 
medesime sofferenze. 
Spesso, l'innocenza infantile nella donna adulta e il bisogno di essere salvata 
non la portano a trovare il suo principe, bensì ad attrarre carnefici vestiti 
da salvatori, che intercetteranno questo suo bisogno e faranno leva su ciò per il loro 
nutrimento (narcisistico). In questo caso, entrambi i membri della coppia cercano di nutrire 
le proprie parti sofferenti attraverso l'altro, alimentando così la mancanza in quanto 
non si rivolgono a se stessi ma compensano un bisogno. L'illusione verso l'altro a un certo punto 
crolla e la medaglia mostra l'altra faccia, nuda e cruda quale è.
Nutrirsi attraverso l'altro, per conferma, per amore mancato o per potere, non permette 
di evolvere e priva ognuno della propria libertà, oltre che privare entrambi di quel 
riconoscimento reciproco che fà una relazione.
Illudersi di trovare chi “ci può salvare” può portare a ripetute delusioni affettive, 
a sentirsi periodicamente tradite, non rispettate, non protette, svuotate. 
Intanto cresce il divario tra il sentirsi vittime da un lato e la rabbia cocente dall'altro, 
nei confronti di se stesse e dell'altro (senso di colpa per esserci “cascate” ancora e ulteriore 
disistima di sé).
Nessuno potrà mai proteggerci quanto noi stesse. 
Sta a noi riuscire a “salvarci” dal nostro passato, accettandolo per ciò che è stato 
e lasciandolo così al suo tempo. 
Le delusioni che s'incontrano sono occasioni per osservare la realtà che si riflette 
nei nostri atteggiamenti. Queste delusioni spronano ad affrontare il risveglio alla vita adulta.
Affrontare il distacco dall'età dell'innocenza e dai bisogni totalizzanti permette di “trovare” 
ciò che “ci aspetta”. 
Nulla può essere oggi come poteva essere allora. 
Lasciar crollare le aspettative “passate” permette a nuove esperienze di compiersi.


mercoledì 8 maggio 2019

DIPENDENZA AFFETTIVA, INNOCENZA E ILLUSIONE NELLA DONNA: L'AGGRESSIVITA' MANCATA – parte 1

Spesso chi soffre di dipendenza affettiva sembra mantenere un'aura di innocenza e ingenuità. 
Dipendenza affettiva significa, fra i vari aspetti, confidare più o meno inconsciamente che qualcuno 
“ci venga a salvare”. 
Ciò significa che la propria autonomia e capacità aggressiva sono state minate sin dalla propria infanzia, 
tanto da affidare all'altro, da adulti, un compito così impegnativo che solo una madre potrebbe soddisfare con il proprio figlio. Perciò da adulti, siamo i soli a poterlo soddisfare nei confronti di noi stessi.
L'immagine della donna dipendente dall'uomo, innocente, anima bella, composta, crocerossina e 
comprensiva, che non si “permette”, ha caratterizzato il ruolo della donna nella nostra cultura patriarcale 
per lungo tempo, a livello più o meno subliminale. 
Perciò mi rivolgo alla dipendenza affettiva nelle donne, proprio perchè spesso questa si coniuga 
al femminile e credo abbia delle specificità.
Ho conosciuto più spesso donne che soffrivano di questo problema, piuttosto che uomini. 
Inoltre, un elemento che sembra ben più tipico nelle donne è il SENSO DI COLPA: quel rimuginìo 
dovuto al dubbio di sentirsi in errore, di aver sbagliato qualcosa, quel non permettersi, 
quell'aggressività autodiretta che mantiene lo status quo e non si esprime ai fini della propria auto-protezione
 e affermazione.
Dipendenza affettiva, difficoltà a canalizzare la propria aggressività, sottomissione, senso di colpa sono 
spesso uniti da un filo conduttore che stringe e che va a perpetuare la sofferenza 
e la “gabbia emotiva”.

domenica 21 aprile 2019

Buona rinascita!

Quanto può essere piacevole "respirare i luoghi di casa" e fermarsi ad osservare la propria vita, i ricordi delle emozioni genuine provate.
Fra le persone che hanno lasciato un segno.. al di là di chi è rimasto, di chi non c'è più, di chi ci ha amato, di chi ci ha tradito o abbandonato: ognuno di loro ci ha fatto provare emozioni e ci ha accompagnato nella scoperta di luoghi profondamente nostri, oltre che condivisi.
Ad una certa distanza, anche ciò che ieri era dolore-dolente possiamo osservarlo oggi con amore.. per noi.
Possiamo tenere amorevolmente con noi queste emozioni e questi luoghi nostri; impreziosiscono una vita che respira e che, allo stesso modo, resta aperta a nuove esperienze, nuovi respiri e nuove scoperte.
Quanto meno ci neghiamo la complessità di ciò che è stato, tanto più ci apriamo ciò che è e che sarà.
Buona rinascita.



martedì 9 aprile 2019

Workshop "L'anima delle donne" Torino: LA CAPACITA' DI PROTEGGERSI



Eccoci pronte per il nostro secondo workshop sul femminile, che avrà come argomento:

LA CAPACITA' DI PROTEGGERSI.
Contattare la propria aggressività e la propria autoaffermazione.

Durante l'incontro presenteremo il tema partendo da una chiave di lettura teorica (dal punto di vista psicologico, corporeo e del mito) e raccoglieremo le condivisioni e le opinioni delle partecipanti. Saranno incentivati il dialogo e la libertà di esprimersi per come ci si sente.
Da qui partirà un lavoro esperienziale attraverso gli esercizi bioenergetici, mirati a risvegliare e a sollevare proprio quegli aspetti che sono stati prima oggetto di discussione, portando ogni donna a
“sentirsi” e a intercettare il linguaggio del proprio corpo.
L'espressione di ognuna sarà la benvenuta nello sviluppo di questo lavoro psico-corporeo, che andrà a integrare la saggezza e il messaggio dei miti al linguaggio e alle risposte del corpo.

Viviamo in una società che è stata privata del “femminile” per molto tempo. Un femminile oppresso, spesso equivocato.
Questo procura un arsenale di condizionamenti e sintomi che necessitano di ascolto per poter liberare ed esprimere ciò che viene automaticamente represso o deviato dalla sua forma
originaria. Tensione, gonfiore e altre manifestazioni corporee possono essere un tentativo di metterci a contatto con la preziosità delle nostre ferite.
È all’interno della fragilità e della nostra interiorità che possiamo trovare il senso della nostra sofferenza, un germoglio che promuove il fiorire della nostra identità femminile.
Una donna sana e in salute è colei che è in grado di mettere in relazione più livelli: la sapienza e le memorie del corpo, la tensione intellettuale/spirituale e la capacità trasformativa di cui è custode.
Il lavoro con “il femminile” può sprigionare il potenziale umano e creativo di ognuna di noi. Nel perseguire questo intento, questo workshop si propone di integrare ed abbracciare più livelli: corporeo, psichico e spirituale.
Vi aspettiamo!

CONDUTTRICI:
- Dott.ssa Elisa Molino, psicologa bioenergetica, specializzata presso la S.I.A.B. di Milano (Società italiana di Analisi Bioenergetica), approccio a mediazione corporea. Segue inoltre una formazione sul trattamento di trauma e dissociazione.
Riceve privatamente a Torino e ad Alba, conduce corsi di esercizi bioenergetici e terapie di gruppo periodiche.
- Dott.ssa Elisabetta Vaira, psicologa a orientamento analitico, specializzanda in psicoterapia presso la scuola Li.S.T.A. a Milano. Si occupa da alcuni anni di salute e benessere della donna con diversi progetti sul territorio piemontese.
Riceve privatamente presso il suo studio a Torino.

INFO E PRENOTAZIONI:
Prenotazione obbligatoria via sms, chiamata o e-mail a:
elisa-molino@libero.it   333.9164688
elisabetta.vaira@gmail.com   333.7766840.

COSTO: 50 €

I prossimi workshop sul femminile andranno a toccare le seguenti tematiche:
➔ IL TERRENO DEI SENTIMENTI E DELLE RELAZIONI.
Lo spazio e l'incontro fra me e te.
➔ L'AUTONOMIA DEL DESIDERIO E DEL PROPRIO ISTINTO SESSUALE. Il fluire del sentire e la manifestazione del blocco.

Ogni workshop fa parte di un filo conduttore, per cui consigliamo l'iscrizione a tutti gli incontri, anche se si può scegliere liberamente di partecipare ad uno solo.