lunedì 25 marzo 2019

Perchè si parla così tanto di narcisisti?

Purtroppo il disturbo narcisistico di personalità è ben più comune di qualche decennio fa. Viviamo in una società dove il narcisismo viene alimentato: una società caratterizzata da oggettificazione (che tende a investire anche le relazioni), bombardamento sensoriale e iperstimolazione (che porta, come difesa, a chiudere automaticamente dei canali sensoriali per non essere sopraffatti, perciò a desensibilizzarci), realtà virtuale (dove manca la concretezza del corpo in quanto realtà fondante dell'esperienza, perciò alimenta in parte il senso di alienazione e, di nuovo, desensibilizzazione), competizione e immagine (aumenta il fatto di sentirsi diretti dall'esterno, decentrati da sé), velocizzazione (più siamo diretti dall'esterno e più il tempo manca e questo ci allontana da noi stessi e ci rende più dipendenti dall'esterno, in quanto all'esterno ci saranno sempre delle richieste, a meno che non le arginiamo).
E' un paradosso che proprio ora che il disturbo narcisistico ha raggiunto l'apice, questa diagnosi sia stata tolta dal manuale diagnostico dei disturbi psicopatologici, il DSM.
Sicuramente dei "narcisisti" si parla parecchio in questi tempi. Sono persone che sanno come catturare attenzioni, conferme, fiducia, fino ai sentimenti più intimi di chi incontrano; staccarsi da una relazione con una persona con forti tratti narcisisti è più doloroso e richiede più tempo rispetto al distacco da una relazione in cui non sono presenti queste caratteristiche. Se ne parla molto perché, oltre a essere un disturbo in aumento, il segno che queste persone lasciano può avere effetti traumatici e devastanti.
L'ossessione è uno dei tristi risultati di questo tipo di relazioni, nelle quali il distacco è generalmente parecchio faticoso.


lunedì 7 gennaio 2019

L'ODIO E LE ALTRE DIREZIONI

Odio è:
  • desiderio tradito, infranto
  • amore calpestato, negato
  • amore che non può esprimersi nella sua forma originale
  • profondo bisogno insoddisfatto
  • voglia di vendetta per il male subìto
  • tenerezza indurita
  • mancanza di distacco: attaccamento
Possiamo notare da questi elementi che alla base dell'odio c'è l'amore, solo che la medaglia si gira nell'altro verso, perchè non può esprimersi secondo la sua faccia originale.
Ma quando l'amore può trasformarsi in odio? Quando c'è un forte attaccamento all'altro/alla situazione, ossia quando non ci si stacca nonostante questo amore non possa essere espresso e accolto. E allora cresce la frustrazione, la possessione, l'odio.
Se l'attaccamento permane e non riusciamo a spostare la direzione verso la quale và il nostro sentimento, l'amore non trovando comprensione e spazio diventa odio. Quella forte carica, energia acquista una qualità opposta; perché amore non può esprimersi in quella direzione. Non può diventare che il suo contrario, a meno che non cambiamo direzione.

Se spostiamo la direzione della nostra carica/energia/sentimento e ci dirigiamo verso un altro luogo (persona o situazione che sia), allora questa carica emotiva potrà conservare la sua qualità originale e non trasformarsi in odio. 
Occorre lasciar andare ciò che non può esistere, il bisogno infranto e a volte infantile, per dirigerci verso la “possibilità” di vivere i nostri sentimenti e goderne nella realtà. In questo modo questa carica potrà esprimersi, trovando un ambiente in grado di accoglierla, seppur con dei compromessi; potrà esprimersi e trovare posto nella realtà, invece di essere somatizzata e scontrarsi con odio contro muri che non è possibile abbattere. Arrenderci a ciò che non può essere, consente di non lasciar crollare il nostro “desiderio”, la nostra luce, ma averne rispetto e cura in modo da trovarle spazio per brillare; un altro spazio. Se qualcuno non ci rispetta, è a noi che dobbiamo tornare, è a noi che dobbiamo fare riferimento come luogo sicuro, per poter rivolgere il nostro sguardo e interesse altrove. Nulla viene perso in realtà, solo le nostre illusioni, ma non il nostro vivo desiderio che potrà continuare a scalpitare. Spostando direzione, prendendoci il tempo per metabolizzare con pazienza e fiducia, potremo trovare realtà ai nostri desideri. Le illusioni prima o dopo verranno infrante, diverso può essere per i nostri veri sentimenti. Sono i diamanti di maggior valore che possediamo, vanno condivisi nei luoghi in cui possono essere trattati come tali per poter sprigionare il loro bagliore. L'amore si radica, diventa fonte e alimento quando trova il suo posto.
Quando temiamo di staccarci dai luoghi "sbagliati", stiamo facendo attendere il nostro cuore e continuiamo a coltivare un terreno di frustrazione e disperazione, in cui crescono erbacce; intanto ci illudiamo che la prossima pianta sia fresca e rigogliosa.

Per cambiare le cose, bisogna avere il coraggio di lasciar crollare le proprie illusioni, spostandoci dall'odio (inevitabile se percorriamo la stessa direzione) ad un'altra direzione, nella quale invece l'amore può esistere.

Per soddisfare ogni bisogno, dal più semplice al più complesso, ci dobbiamo dirigere verso i luoghi "giusti" per noi.
Ogni emozione ha un suo significato e merita riconoscimento; l'odio è un'emozione importante, và riconosciuta per poter poi scegliere cosa farne.

Il desiderio è l'energia che ci muove alla vita. E' importante riconoscere e scegliere i luoghi "giusti", ossia quelli in cui questo desiderio potrà esprimersi nella realtà, “al sicuro” e “in libertà”.
E' prendendoci il potere di scegliere che possiamo vivere la "nostra" vita.

“..e dal pugno chiuso una carezza nascerà” Adriano Celentano





domenica 14 ottobre 2018

L'ATTACCAMENTO AL DOLORE E IL LASCIAR ANDARE

Tutti vorremmo stare bene, è indubbio. Eppure può succedere di soffrire 
terribilmente e impiegare molto tempo a lasciar andare la sofferenza dovuta, per
 esempio, ai distacchi e ai torti subiti. 
In realtà, avere un atteggiamento positivo, stare bene o non soffrire inutilmente
 (sono termini generici, per rendere l'idea) può spaventare, perché affaccia al
 nuovo, all'imprevedibile e mette addosso una certa responsabilità; la responsabilità
 del proprio benessere.
Ognuno ha la propria storia di vita, che traccia le proprie soddisfazioni, le proprie
 paure e anche la propria tendenza alle “illusioni”. Ognuno è condizionato a
 determinate cose e non ad altre, in base ad eventi vissuti per davvero; nel passato.
Il presente può essere qualcosa di diverso, a seconda di quanto siamo morbidi e
 disponibili a osservare e a lasciar andare. 
Sicuramente il passato ha un grande valore e determina il nostro presente.
 Elaborare ed accettare gli eventi di vita che hanno provocato dolore e sofferenza,
 dare contatto a quel dolore, è fondamentale per il benessere. Può essere un
 percorso complesso, restano le cicatrici, in quanto l'elaborazione sana le ferite,
 libera il corpo e la mente e conduce verso una ritrovata leggerezza, fiducia e libertà.
Quando il dolore diventa negatività, delusione, paura, non significa che lo stiamo
 accogliendo. Significa che, in fondo, c'è il mantenimento di un'illusione, di un bisogno 
che preme per essere soddisfatto così come era al tempo. Ma ora non è più come ieri. 
Il presente porta circostanze diverse. 
Convivere con determinate cicatrici non significa continuare a stare nel dolore. 
Le ferite passate possono essere lenite in solitudine. Certo, probabilmente
 vorremmo che le lenisse qualcun altro al posto nostro, ma ciò non è più possibile, 
o almeno, quell'anelito di rivalsa per i dolori passati non può essere soddisfatto
 pienamente dall'esterno, a meno che non lo soddisfiamo principalmente noi
 dall'interno. Sembra scontato, proprio perché fondamentale.
Il presente ci chiama a cosa non è ancora stato. Sintonizzarci sul presente con 
le richieste passate può pericolosamente portare a rivivere e perpetuare questo
 passato. Ogni volta che si rivive un “copione” la domanda potrebbe essere: hai trovato soddisfazione dentro prima di cercare fuori? Hai chiesto e hai seguito 
te stesso prima di chiedere all'altro”. Seguire ciò che sentiamo, a volte, non significa 
farci dirigere all'esterno dai nostri bisogni. Ci sono bisogni che possono essere
 soddisfatti dall'esterno, altri no. I bisogni della nostra parte bambina, ferita, 
quelli necessitano di noi, dell'adulto che c'è in noi. 
L'esterno è apparentemente una scorciatoia, che può far tornare invariabilmente 
a noi stessi e alle responsabilità adulte verso noi stessi (quando risuccedono le stesse 
esperienze, il copione).
Tornando all'attaccamento al dolore, questo può essere letto anche come
 l'attaccamento ad un passato, con l'illusione che questo passato possa tornare 
ed essere risolto proprio come volevamo che fosse risolto allora (secondo le nostregiuste” necessità). Questo "attaccamento" porta a frustrazione, negatività,
 sconforto, attesa, lamento. Può bloccare il tempo nella nostra vita, 
mentre il tempo in realtà continua a scorrere, fuori. 
L'attaccamento al dolore e la negatività possono essere letti inoltre come
 aggressività autodiretta. Invece di mordere la vita, mordiamo noi stessi, 
ci consumiamo, non accettiamo ciò che è stato, non ce ne facciamo una ragione; 
ci ostiniamo a voler cambiare ciò che non può essere più cambiato. 
Il passato non può tornare indietro. Possiamo gradualmente provare ad accettarne
 la realtà e man mano noteremo gradualmente un presente diverso.
Quando "per non soffrire una volta se ne soffre cinquanta", c'è una non accettazione.
 Per andare oltre è necessario soffrire autenticamente per quella prima volta 
(prima simbolicamente), arrenderci a quella sofferenza, liberare il dolore sapendo 
di poterci affidare a noi stessi in questa liberazione. 
Il dolore autentico non è negatività, non è giudizio; è lasciare che il proprio
 bambino venga consolato dall'adulto che è in sé, affidarsi a quell'adulto 
che ora si è. A volte può essere molto difficile affidarsi a sé, potrebbe sembrare
 impossibile, si potrebbe credere di non essere abbastanza. E' un'illusione anche
 questa, perché ognuno è abbastanza, è prima..di tutto il resto.
Per esempio, quando si piange, le domande potrebbero essere: “come piangi? 
Quanto piangi profondamente? Stai piangendo per ciò che vorresti e non è, 
oppure stai piangendo per ciò che stato e che sai che ormai è andato? 
Stai piangendo per tenere o per ciò che stai lasciando andare?”.
Lasciar andare porta a incontrare sé stessi.
Il bisogno di rivalsa e di giustizia può essere proporzionale ai torti o alle mancanze 
subite in passato. Il rischio è quello di perpetuare queste mancanze.
A questo proposito, concludo con una frase che diceva pressapoco così:Se devi scegliere tra la giustizia e la gentilezza, per favore a te stesso: 
sii gentile”

Risarcire i dolori antichi non è più possibile, 
ma vivere la bellezza del presente, questo si. 
Liberarsi non è chiedere, ma accogliere sé stessi in un nuovo presente. 
Un dono che possiamo farci ogni giorno.


martedì 17 aprile 2018

AMARSI

Amarsi può significare mettersi al primo posto pur sapendo di non essere più speciali né più unici rispetto agli altri.
L'accettazione di sé non teme confronti, non li cerca; è dettata dal sentimento verso di sé, più che dalle aspettative.
Quando ci si ama non c'è un prezzo da pagare, né una meta da raggiungere, né qualcosa da dimostrare a se stessi, o comunque queste cose non modificano di molto il valore che già di per sé diamo a noi stessi.
Volersi bene davvero non nega le proprie imperfezioni, le integra lasciando andare le pretese.
Piccoli momenti solo per sé, in cui anche la mente oltre al corpo si dedica a sé (invece che al pensiero di altri, ai confronti o ai doveri) possono mettere a fuoco i sentimenti che abbiamo per noi, risvegliarli.
I sentimenti che abbiamo verso di noi sono i primi a guidarci.




mercoledì 7 marzo 2018

NEI PANNI DEL NARCISISMO: COSA SI CELA DIETRO SADISMO E MANIPOLAZIONE


Queste righe intendono far luce sui significati di determinati atteggiamenti che fanno parte dello spettro narcisista, ma non per questo intendono giustificarli.
Il sadismo si può generare come reazione alla ferita dell'amore tradito o manipolato. Questo sadismo, misto a sua volta di manipolazione, può risultare subdolo e spesso non riconosciuto da chi lo mette in atto, perciò va a governare in modo più o meno consapevole determinati atteggiamenti. 
Sadismo e manipolazione: due elementi narcisisti che costituiscono una reazione difensiva a determinate esperienze (soprattutto quelle più strette, caratterizzate da affetto e amore) e che incatenano al passato. 
All’interno della ferita narcisista sta la confusione e lo scambio tra AMORE e PERICOLO, inteso come pericolo di essere manipolati e usati. Questo perché, nella propria infanzia, il rapporto d'amore con le proprie figure genitoriali era misto di aspetti manipolatori, per esempio: seduzione/senso di colpa, idealizzazione/svalutazione e umiliazione, abuso psicologico. Questi aspetti, facenti parte della personalità del genitore, erano agiti più o meno inconsapevolmente, senza l'intento di arrecare volontariamente danno al bambino. 
Perciò, il bambino ha conosciuto i ruoli di vittima, carnefice e salvatore; probabilmente è stato oggetto di idealizzazioni quanto di temute svalutazioni. E’ stato difficile per lui incontrare un amore puro, sviscerato da questi aspetti manipolatori: la sua affettività è stata invasa/violata da “altro”.
Come risultato di questa infanzia, ci si costruisce delle difese per scampare a questo pericolo di essere di nuovo manipolati e/o umiliati; per non essere più manipolati si manipola, si abusa psicologicamente dell'altro. Si impara ciò che si è vissuto, come per osmosi, e lo si ripete più o meno naturalmente, valutando superficialmente le conseguenze che questo atteggiamento ha sull'altro, a meno che non si scelga volontariamente di rompere questo ciclo e prenderne coscienza in maniera più profonda. 
La paura di essere di nuovo invasi e manipolati può essere così forte da accecare l’esperienza genuina del contatto umano profondo. Ma in questo modo si chiude altresì l'accesso al contatto profondo e amorevole con sé stessi.
Insieme all’incapacità di riconoscere il dolore che si cela dietro al proprio sadismo, si perde la capacità di riconoscere l’amore. 
Essere stati manipolati o traditi umanamente, "ieri", nelle proprie richieste d’affetto mosse verso le persone più care, non autorizza a demolire a propria volta le persone care che si hanno intorno "oggi".
L’atteggiamento sadico che necessita di essere scaricato su qualcuno, trova presa sulla ferita scoperta dell’altro: dove c’è apertura, perciò vulnerabilità, si può colpire; e lo si fà magari attraverso una frase sottilmente svalutante e umiliante, uno sguardo o un gesto (ciò che si è subìto e imparato). E’ una vana rivalsa, che in realtà perpetua la sofferenza. In questo modo, il dolore antico col quale non si è più in contatto, lo si fa provare all’altro, scaricandoglielo. Anche questa volta (tristemente) l’altro è specchio di una parte di sé che non si accetta: la parte che un tempo sapeva e voleva amare, l'unica in grado di riportare la persona alla "vita emotiva".
Umiliando l’altro, anche questa parte di sé viene umiliata, sminuita, negata: si tratta della parte tenera, che prova sentimenti, quella che permette di uscire da queste dinamiche tossiche. 
Questa parte, scissa da sé, la si vede nell'altro e la si percepisce come qualcosa di estraneo, da rifiutare.
In questo modo, il vuoto continuerà a manifestarsi fino a quando non si permette a quella parte di fare ritorno a casa, facendo ritorno a sé.
Ogni volta che si mette in atto la propria parte sadica verso l’altro, il riflesso batte su di sé.
Il sadismo e la manipolazione sviliscono in primis sé stessi e il rischio più grande è quello di perdersi l’ossigeno migliore, quello dato dai sentimenti.

lunedì 5 marzo 2018

Le illustrazioni di Henn Kim e la dipendenza affettiva

La disegnatrice coreana Henn Kim dà voce ai caos interiori, soprattutto al mal d'amore, attraverso le sue vignette.
In questi bianco e nero pregnanti, chi vive determinate esperienze, si può ritrovare immediatamente nelle metafore e nell'atmosfera da lei rappresentate.

Si osserva la stagnazione del mal d'amore, quell'altalena di illusione e delusione che rende difficile spezzare un legame che si rivela tossico, la dolce amarezza, la tenerezza provata a contatto con chi rivela poi un freddo muro di spine (più raffigurazioni mostrano una ragazza abbracciata a un cactus o che cammina in mezzo a dei cactus), l'attaccamento che va oltre la reale possibilità, il vuoto, la disperazione impotente.
Si tratta di temi delicatissimi, raccontati attraverso la china e sublimati in arte, carichi di significato.
In una dimensione senza tempo, alcune di queste immagini trasmettono proprio la fissità dell'attaccamento, perciò diventano un invito a proseguire.
Quel tipo di dolore, lo si riconosce nitidamente in queste illustrazioni.

Articoli legati all'argomento:
https://www.ultimavoce.it/henn-kim/
http://www.huffingtonpost.it/2017/03/26/vignette-amore-henn-kim_n_15618842.html





domenica 18 febbraio 2018

Lasciar andare ciò che è dannoso oggi, consente di lasciar arrivare ciò che di buono ci aspetta domani.

La dignità richiede la capacità di mediare tra i propri bisogni e quelli esterni; richiede il riconoscimento di quei desideri che portano al logorìo anziché a una reale soddisfazione. La dignità è quella a cui fare appello per trovare la forza di smettere o sospendere ciò che fa male a sé, ciò che umilia nel proprio essere.
Si paga un prezzo per ogni umiliazione subìta o che si continua a subire, oltre al prezzo dell'umiliazione stessa.
Meglio un NO oggi che un crollo emotivo domani.
A volte il benessere passa anche per la fatica e lo sforzo di riconoscere i propri limiti: riconoscere che certe aspettative costituiscono l'ennesima illusione.
Inseguire l'illusione va a riaprire ancora di più le proprie ferite.
Accettare la realtà permette di andare oltre.
L'accettazione della realtà porta a un salto di qualità nel vivere le proprie esperienze. Le proprie scelte diventano consapevoli e ci si prende sul serio. Ci si dà la possibilità.
Staccarsi dagli attaccamenti dannosi permette di sollevarsi e dare respiro alle parti di sé che prima erano sacrificate. Sono quelle che muovono verso relazioni diverse, realmente nutrienti.
Il proprio sentire fisico-emotivo è una bussola. Dar retta ai segnali del corpo ci fa comprendere meglio la realtà di ciò che è. Al corpo non sfugge la comprensione della realtà.
E' la mente quella che insegue, a volte, le proprie illusioni; brama per realizzarle, tenendo legati al passato.
Lasciar andare oggi ciò che è dannoso consente di lasciar arrivare arrivare ciò che di buono ci aspetta domani.